Turci, fra poesia e meraviglia

I colorati palloncini dell’infanzia sono protagonisti del mondo magico e ludico di uno degli artisti più significativi dell’area rivierasca.

Scomparso da quasi quarant’anni ha lasciato in eredità il “canto minimo” assorto e sospeso delle sue opere.

[...]“La bellezza è una promessa di felicità” scriveva Stendhal: e questo codificato universo pittorico, che Turci sapeva condensare nell’ermeneutica dei suoi dipinti, alla felicità sapeva alludere con una concretezza sostanziale, velata di nostalgia e di malinconia. Le sue opere conservano una sorta di soffio vitale, di respiro universale che le rende attuali e modernissime a quasi cinquant’anni dalla loro realizzazione: i palloncini, ad esempio, forme apparentemente scontate e stereotipate, si trasformano nelle opere di Turci in elementi fondanti, contestualmente differenti, in cui l’artista sembra condensare un suo mondo interiore che, passando attraverso la lezione di Carrà e di Morandi, ma che di Giotto e di Piero della Francesca, lambito da silenzi metafisici, diventa improvvisamente visibile e aperto anche agli altri. [...]
Silvia Arfelli
( da “La Voce”, Romagna del Lunedì del 25 Luglio 2016)

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